Introduzione
La gestione della supply chain è oggi un presidio strategico per la sostenibilità e la reputazione delle imprese, specialmente in settori regolamentati o esposti a rischi di infiltrazioni criminali. Le catene di fornitura globali, per loro natura frammentate e multilivello, rappresentano uno degli ambiti più vulnerabili, dove fenomeni di riciclaggio, frodi, lavoro irregolare e opacità societarie possono insinuarsi in modo silente, ma strutturato.
In questo scenario, l’integrazione delle logiche antiriciclaggio (AML) e antiterrorismo (CFT) nei processi di procurement e verifica costante delle terze parti non è più un esercizio formale, bensì una necessità operativa, regolatoria e culturale. È un percorso di trasformazione che mira a costruire un ecosistema aziendale sano, trasparente e realmente competitivo.
Supply Chain e criminalità: perché serve un nuovo approccio
L’esperienza investigativa e giudiziaria evidenzia come le infiltrazioni criminali nella filiera produttiva non siano un’ipotesi remota, ma una realtà concreta. Dal lavoro sottopagato all’imposizione di fornitori, fino alla creazione di consorzi fittizi, i segnali di rischio sono spesso ignorati o sottovalutati. Le ragioni sono molteplici: una percezione ancora parziale del rischio, spesso confinata all’ambito finanziario o reputazionale; l’assenza di una cultura aziendale capace di valorizzare la segnalazione delle anomalie come forma di presidio, non come elemento di conflitto; e la mancanza di strumenti tecnologici e metodologici adeguati per mappare e monitorare efficacemente l’intera supply chain.
Come sottolineato nel convegno “Valutare i rischi nelle supply chain” promosso da Transcrime e Università Cattolica del Sacro Cuore, occorre un cambiamento di paradigma. Questo si fonda su quattro pilastri essenziali:
- una cultura del rischio diffusa e condivisa che estenda la due diligence fino ai sub-fornitori;
- l’adozione di tecnologie evolute e integrate nei processi per trasformare i dati in insight utili;
- l’implementazione di presidi normativi e procedurali solidi, come previsto dal D.lgs. 231/2001;
- la collaborazione tra funzioni aziendali e attori pubblici/privati per creare un circolo virtuoso di controlli e sinergie.
Per approfondire: “Criminalità organizzata: adattare la due diligence alle minacce emergenti.”